Dominio
A colui che non ha niente
verrà tolto anche il poco che ha
Non è mai stato qui
non è mai esistito,
scivolato come un ladro
fra lenzuola disfate;
tradito da mani dolci
e vacue parole
di fragili promesse;
infranto dalla facilità
di un tepore ancora acerbo.
Non è mai stato qui,
non è mai esistito,
non è mai stato sfiorato
dal fiato esalato su
mani strette e intrecciate
e da segreti sussurrati
fra i manti della notte.
Non è mai stato toccato
dalla compassione di
fragilità singhiozzate o
dal calore di un abbraccio.
Non è mai sopravvissuto
oltre il battito di un palpito.
Si è schiantato contro
i fiordi dell’incomprensione,
schiacciato dal peso del silenzio
dilaniato dalle lame dell’indifferenza.
Non è mai stato qui,
non è mai esistito.
Non è la morte a spaventarmi,
non è morire solo.
Ciò che mi fa rabbia
è la naturale indifferenza
che esclude, divide, condanna.
È il nero tomo apatico,
scritto con inchiostro impassibile,
cucito da suture, che decanta
il silenzio atono di morti anonime.
È la nauseante ostentazione
dell’orribile maschera di felicità
che ci condanna all’oblio.
Il profilattico emozionale che
impedisce di congiungerci.
Non è la morte spaventarmi,
non è morire solo.
Le parole della morte sono silenti
gelide carezze, arida costernazione.
Morte è dimenticanza, emarginazione,
la privazione di calore,
la diversità non dichiarata,
mai accettata.
La gente muore sola, nelle case
bistrattata dalla dimenticanza,
ingurgitando amari bocconi di solitudine,
ingurgitando il fiele di bicchieri di angoscia.
Un angoscia dignitosa,
non acclamata, consapevole:
l’accettazione di una sentenza.
Tutto è illusione
i sensi, l’esistenza, tu
Ciò ch’è conosciuto
d’improvviso
non lo è più.
Ciò ch’è è stato ucciso
è vivente
e ciò che viveva
non lo è più.
Una nuova occasione
per riparare, per non sbagliare.
Il perdono e la pace.
La morte ha il suo dominio nel sempre
un rintocco, un incessante scandire
complice il suo amante il tempo;
il limite all’ambizione umana.
Ai gomiti le stelle saranno cenere
saremo ignudi come la nostra natura nascosta.
Avremo vergogna e saremo timorosi
desidereremo aggrapparci a quanto sappiamo,
ancorarci a quanto conosciamo
ma verremo aperti a un nuovo universo.
Avremo un dono e saremo dono,
la morte terminerà il suo dominio
ch’è il lascito di un ricordo,
un fuggente spasmo,
un attimo ch’è già passato.
Saremo cenere e polvere
il contenitore verrà dissolto;
ciò che siamo, rimarrà.
La morte è il dominio
e non verrà perché
lei è già qua, scandita
dal logorio del tempo.
La morte è il dominio
sedotti dalla fornicazione:
un io che riflette
sé stesso in sé stesso.
La morte è il dominio
ciò ch'è bene è opera del male
l'esile vacuità della superficialità
l'amore sublimato nella singolarità.
Una specie inferiore, abbietta
corrotta dall'illusoria brama del dominio
abbandonata all'incapacità di elevazione
esiliata in un mondo ch'è astrazione
percezione dei sensi, dio materiale.
La morte è il dominio.
Per propria mano
ogni quaranta secondi
qualcuno trova la pace.
Per propria mano
hanno deciso ch'è meglio
l’incompiuto, in questo eone.
Qualcuno grida:
"salviamoli dalla morte!"
e chi ci salva dalla vita?
Per propria mano e
per propria scelta
forse non è il peggiore dei mali
ciò che è irreversibile è terrifico.
Accenderò lumi per il vostro dolore
ch'è rimasto qua e per la speranza
che amorevoli braccia vi accolgano
e vi diano compassionevole conforto.
E se il dolore è per chi resta
per chi è andato è la salvezza.
Questo mondo è trasformazione
trasformazione della materia;
i corpi si trasformano fino
al loro compimento e dissoluzione,
allo stesso modo i sentimenti stessi
sono trasformazione poiché
anch'essi sono materia e
anch'essi verrano dissolti;
materia consistente
materia inconsistente.
Tutto ciò ch'è conosciuto
è trasformazione e dissoluzione
tutto ciò ch'è conosciuto è transeunte.
Solo l'amore puro, incondizionato
è persistente, l'amore che viene dal Padre.
Il movimento della fiamma
che si dibatte in cerca di vita
ella anela, desidera, pretende,
brucia e distrugge. Creatrice
di vita nella dissoluzione,
la sua luce spira malinconica
come il cielo incandescente
su questa foresta marmorea.
Così la grandiosità ch'è al di sopra
di ogni conoscenza, si compie
su esseri inconsapevoli e impotenti.
La magnificenza seduttiva della
Madre Terra, ci conduce al principio:
vita, lotta e morte, come le fiamme
come ogni creatura soggiogata
dagli astrali meccanismi del divenire.
Esiste un bene incondizionato che
compenetra in ogni essere vivente.
Non qui.
Se la madre fosse anche padre
ucciderebbe la madre che è in lei.
Così il padre, se fosse madre,
ucciderebbe il padre che è in lui
ma essendo separati sono e vedono
solo una metà dell’Unità.
L'Unità è separazione e per cercarti
ho deposto me stesso in te
ho rinunciato alla forma della singolarità
alla forma senziente e indipendente
per fondermi in te e divenire Uno
una coscienza che trascende l'unità singola
ma che è Uno molteplice infinito.
Ho deposto me stesso in te.
Sono le piccole cose ad ammaliare,
il suono della neve calpestata che
scricchiola soffusa, mentre tutt’attorno
è il suo silenzio attonito.
Sono le ombre lente all’imbrunire, che
si allungano infiammate e che poi
spariscono divenendo tutt’uno con l’oscurità.
È il piccolo corpo di Kyri sdraiato al mio fianco
che come un infante cerca calore e protezione.
Poi mi chiedi cosa sto guardando:
“Alle piccole cose” e sono ammaliato.
Sono stato in posti nei quali non voglio tornare.
Sono stato in posti nei quali ho lasciato brandelli di me.
Sono stato in posti dai quali più non tornerò.
Prima di ogni cosa esiste la forma
La forma è l’essenza
il significato primordiale.
Poi è il costrutto intellettivo
che è la trasposizione della forma nel mondo reale
Infine è la materia
che include i sensi e la percezione:
essa è la realizzazione tangibile della forma.
La forma è la sublimazione della materia.
Non esiste significato senza forma
ma esiste forma senza il significato.
La materia ed il costrutto provengono dalla forma
e grazie ad essa esistono pur senza avere
connessione cosciente con la forma.
Coloro che aspirano alla forma sono disconnessi
dal costrutto e dalla materia:
essi sono l’io, pertanto costrutto e materia e
abbandonano una parte del proprio essere di questo eone
L’abbandono conduce alla forma.
E per l’io ch’è costrutto intellettivo e materia
giungere alla forma significa la distruzione della materia e dell’intelletto.
Anche se sei niente
anche se il tuo io è strappato
in milioni di piccoli pezzi
anche se il tuo amore è più piccolo
del tuo dito mignolo
Anche se tutti ti dicono: “ No! Tu non sei!”
E non capiranno la tua fragilità
e mai conosceranno ciò che inesplicabile è dentro di te,
devi sopravvivere e donare tutto
l’amore che è in te agli altri.
Perché esiste sempre chi ha bisogno
esiste chi ha bisogno di apprendere dal bello che è in te.
E se non hai niente di bello da donare
apprenderanno da ciò che di male è in te.
non infettarli col male al quale appartieni,
sii bimbo ignudo e abbandonati all’’Universo
ch’è il Dio amorevole che ama e mai punisce.
Abbandona la colpa, abbandona i desideri
e sii come una roccia esposta alle acque dell’erosione:
Accetta
Accetta il rifiuto
Sii forma
Poiché questa vita non t’appartiene
Questo corpo non t’appartiene
I tuoi pensieri non t’appartengono
Nulla sei
Sei la volontà dell’Universo
e nulla ti è dato se non essere strumento.
Ho desiderato.
Ho desiderato essere amato
mi sono illuso di poter amare
di poter dare.
Ho sperato, pensato, desiderato
senza considerare le lame
dell’altrui giudizio.
Siamo separati e tu
guardi a te stessa
credendo che sia giusto
ma la tua miopia è grande.
Tu sei la colpa
Tu sei la colpa
Tu sei la colpa
e non e non e non e non
no, io non lo sono mille volte
Non resterò a guardare immobile
e se la mia colpa è
il desiderio di essere amato,
con assertività io ti farò vedere
nell’antro buio dei tuoi limiti.
Il Padre è il fuori del dentro
ed il Figlio è il dentro venuto alla Luce
ma il Padre è Madre
il sopra ed il sotto
che sono L’Unità rivelata
così come laddove
le acque ed il cielo si congiungono
Essi sono
Lei è la sorella
il bene che ci ricongiunge
Lei è la porta
il sentiero è stretto e impervio
Lei ha la chiave
Lei è la chiave
la congiunzione
paura ineluttabile
Tu verrai e non
conoscerò misericordia
l’antro nero
la dissoluzione
Oceano separazione
Gocce memoria
Infinito evoluzione
Buio rinascita.
…e se è vero che non esiste amore al mondo
ch’è solo un bagliore fugace che ci illude
prima di precipitarci ancora nella solitudine,
è anche vero che le emozioni sono onde,
che si alzano e ricadono e presto svaniranno.
Cosi anche noi siamo onde, che spariremo:
esseri transeunti in cerca della propria forma.
In una stanza buia anche la luce più piccola è potente
così capiamo l'importanza del perdono e della compassione
perché anche l’amore più piccolo è grande
è potente, è luminoso.
Prima in un altra vita
e dopo in quella che sarà
a nulla appartengo e
nulla m’appartiene.
Nell’intuizione si fondono
il ricordo passato e quello futuro
lo spiraglio della possibilità
riparare ad ogni errore.
Adesso che mi stai lasciando cosa ci rimane?
Chi siamo, chi eravamo, dove stiamo andando.
Abbiamo combattuto per qualcosa che non ricordiamo più
e la guerra ci ha resi forse migliori o più saggi
oppure ci ha resi solo più duri?
Abbiamo tralasciato il senso di ciò ch’è importante
per accapigliarci su di un cavillo.
Ma poi il tempo, le cicatrici e una diversa coscienza
Senza parole abbiamo capito
Senza parole abbiamo parlato
Al tuo capezzale cercherò di essere forte
come tu mi hai insegnato
anche se dentro mi sento già morire
Verrà anche per noi la fine
la faccia contratta in cerca di aria
mentre la vita segna il nostro destino.
Saremo come sacchi vuoti
sarà come non fossimo mai esistiti
e questa esistenza verrà dimenticata
non saremo più nemmeno ricordo:
si muore almeno due volte
e qual’è allora il senso dei giorni?
Qual’è il senso dell’eterno?
Avrò una coscienza lasciato questo corpo
oppure sarò disperso in miriadi di molecole
rinunciando ad essere ciò che sono?
Come sarà la morte, un antro buio, luce o
più semplicemente la cessazione del tutto?
Padre mio, a te mi sono arreso
a te si rivolgono le mie paure
in te confido e nelle tue mani mi pongo,
a te pongo questi quesiti che mi lacerano.
Abbi misericordia della nostra esile esistenza e,
se non possiamo colmare i vuoti
di questi terrifici interrogativi,
aiutaci a scomparire nella pace.
Piccole cose, ancora
non si può altro
altro non ci è dato.
E la membrana tra due vuoti
uno spazio fatto di nulla.
Dove andrai ora,
la tua esperienza,
le tue lacrime di vecchio bimbo.
Siamo soli di fronte alla morte
ma qui accanto, noi ci siamo
non ti abbandoniamo.
Colmiamo il vuoto con
piccole cose e aspettiamo;
altro non ci è dato.
È un giorno di sole in cui la primavera
vibra vitale la sua energia.
Pennellate di turchese esplodono
in contrasto col verde materno.
L’ospedale tace e tutt’intorno
un’aura irreale avvolge il giardino e
mi spinge alla scoperta
deliziandomi coi suoi profumi.
Le piccole margherite di campo, che
nascono spontanee e le violette immacolate,
accompagnano i miei passi che
su quel prato, tornan ad esser di bimbo.
Un luogo sconosciuto e l’eccitante scoperta
di ciò ch’è proibito, quando allora mi
accingevo alle piccole avventure di
esplorazione di luoghi nuovi, sopratutto quando
i grandi proibivano di andarci.
Ed eccomi ora, quarant’anni più tardi
a deambular sulla medesima eccitazione
in bilico fra il lontano passato ed
il presente, ombrato da una morte silente.
I lamenti tacciono assopiti, quasi dimenticati
cullati da quest’irreale vibrazione
ed è un regalo questa pace.
Dove vai cielo azzurro,
dove mi porti.
Una terra che non è la mia
una casa che non è più la mia.
Oh cielo azzurro!
Su quali passi mi conduci,
nella scura notte inquieta
nella puerizia dell’alba.
Una scintilla alla quale appartengo
un amore che accoglie e conforta
Gli anni passano e restiamo soli
quando correvamo per prati
credevamo che nulla sarebbe cambiato.
La morte è il dominio
fra i denti digrignati avrai
soltanto il morso della morte
I tuoi occhi cavi, spalancati
persi dinanzi al vuoto della fine;
senza speranza, senza rimedio
senza rinascita.
Il tuo corpo rigido sarà come
un muto sacco vuoto.
Io ti guarderò e saprò
ch’è quella la mia fine.
La vita che dà la morte
e la morte che dà la vita.
La carne il suo sapore
ed il sapore del sangue,
la violenza, il rancore
e poi il perdono.
La pace e la fine e
la fine senza pace.
La disgregazione della materia,
la porta, l’al di là
e la fine senza rinascita.
La morte è accettazione senza risposte.
Una bandiera solitaria
a sventolar su quel l’unico scoglio
a picco sul mare sfidando il vento.
Ed è com’eri tu, difendendo le tue scelte
t’importava o forse no ma
nel contempo ne soffrivi.
Ed è stato come se ti avessi già visto,
disteso col colore cambiato
e in quell’espressione così diversa
ti ho riconosciuto.
Eri sempre tu, coi capelli e la pelle così morbidi
forse ero bimbo l’ultima volta che t’ho accarezzato.
Sembra impossibile che tu sia svanito
e che io sia qui, come quella bandiera
a picco sul mare.
Come ombre sulle colline
abbiamo abbandonato ricordi e gioventù
Come la terra arsa dal sole
siamo divenuti arcigni e tracotanti.
Come acqua siamo ora,
mutevoli ed in perpetuo movimento;
piegandoci all’unica verità possibile
siamo flusso vitale dell’Universo.
E quando ti vidi
fu come se ti avessi già visto
I capelli e la pelle incredibilmente morbidi
Quel colore giallo, così diverso e
la tua espressione priva di vita.
Le tue mani che mi hanno cresciuto
e che m’hanno punito, nelle mie.
Riposa in pace
Sii parte del l’eterno
Riposa in pace.
A mio padre
Settembre 2020, Luglio 2021
